Descrizione
Preferiamo parlare di mieli al plurale, anziché di miele, per ricordare l’incredibile varietà di fonti botaniche, il legame di ogni diverso aroma con un fiore o una pianta diversi. Questo plurale, che è più ovvio per i mieli monoflora, forse lo è meno per i mieli millefiori.
Perché chiamare al plurale una miscela di tanti nettari diversi raccolti dalle api nello stesso periodo di tempo?
Perché, in realtà, ognuna di queste miscele è unica. E’ unica a seconda delle caratteristiche del territorio in cui è stata prodotta, del periodo dell’anno, e anche dell’andamento della stagione, che può essere stata più o meno secca, umida, fresca, torrida, ventosa. Tutte variabili che hanno creato combinazioni diverse nel rapporto tra i fiori e le api, a volte creando competizione tra fiori, per esempio favorendo alcuni fiori che reggono bene la siccità, a scapito di altri che amano, per produrre abbondante nettare, un caldo umido.
Assaggiando un millefiori primaverile della Maremma si può essere sorpresi da un sapore ricco, aromatico, su cui possono spiccare note di caramello o fruttate in cui sono riconoscibili l’erica, la marruca, il rosmarino, ma non solo. Assaggiando un miele alpino di alta montagna si può percepire, su un fondo di nettari delicati come la lupinella e il rododendro, sottili note fruttate o pungenti in cui sono riconoscibili il lampone e il timo, e in qualche annata anche il fondo balsamico della melata d’abete, ma non solo.
In un millefiori delle Prealpi si sentiranno giocare le note tanniche del castagno insieme a quelle medicinali del tiglio, a volte mescolate a quelle rosate del rovo.
In un miele della Sicilia interna si potranno riconoscere le note di cocco o di sedano delle ombrellifere…
…e dunque ogni diverso millefiori è la mappa aromatica di un diverso territorio in una diversa stagione.







